Contesto e sfida
I PFAS, introdotti negli anni ’40, sono stati impiegati in numerose applicazioni industriali grazie alle loro proprietà uniche. Tuttavia, la loro stabilità chimica comporta una significativa persistenza ambientale e un potenziale bioaccumulo, con effetti che richiedono una gestione attenta e proattiva. La crescente attenzione normativa e scientifica ha evidenziato la necessità di strumenti efficaci per valutare e gestire il rischio, soprattutto in assenza di dati analitici esaustivi.
Un modello multicriterio per la valutazione del rischio
Per rispondere a questa esigenza, WSP Italia ha adottato un approccio multicriterio (MCA) che consente di valutare il rischio PFAS in modo sistematico e comparabile tra diversi siti industriali. Il modello prende in esame sei categorie di rischio, selezionate per rappresentare i principali vettori di esposizione e vulnerabilità:
- Prevenzione incendi (AFFF - Aqueous Film Forming Foam, ovvero “schiuma a formazione di film acquoso)
- Processo industriale
- Incidenti e rilasci
- Gestione dei rifiuti
- Suolo e acque sotterranee
- Fonti esterne
A ciascuna categoria viene attribuito un peso relativo, in funzione della sua rilevanza nel contesto specifico. I siti vengono valutati attraverso un sistema di punteggi che riflette la presenza e la gestione dei fattori di rischio, sulla base di informazioni raccolte tramite inventari, report EHS, costi di transizione tecnologica e interviste con i referenti locali. L’aggregazione dei punteggi, secondo una formula ponderata, restituisce un indice di rischio che consente di classificare i siti e di identificare le priorità di intervento.
Risultati e valore per la gestione
L’applicazione del modello ha permesso di:
- Classificare i siti in base al rischio potenziale associato ai PFAS
- Evidenziare le aree con maggiore esposizione storica
- Supportare decisioni strategiche sulle eventuali misure da mettere in atto e sui relativi investimenti
Ad esempio, siti caratterizzati da un uso intensivo di AFFF e da una gestione dei rifiuti non tracciata hanno evidenziato un rischio aggregato elevato, suggerendo la necessità di approfondimenti ambientali. Al contrario, impianti che hanno già avviato la transizione verso soluzioni alternative e adottato una gestione documentale strutturata hanno mostrato livelli di rischio più contenuti.
Conclusioni e prospettive
Lo strumento sviluppato da WSP Italia si configura come un supporto decisionale robusto e flessibile, capace di fornire una valutazione comparativa anche in assenza di dati analitici dettagliati. Questo approccio favorisce una gestione proattiva e sostenibile del rischio ambientale nei siti industriali, promuovendo la responsabilità e la trasparenza.
Le prospettive future includono l’integrazione progressiva di dati analitici, l’adattamento del modello ad altri contaminanti emergenti e l’utilizzo dello strumento come base per strategie ESG e reporting di sostenibilità.