Blaise Moore: WSP progetta processi di cattura e successiva iniezione nel sottosuolo di CO2 da oltre 40 anni, molto prima che il termine CCS venisse coniato. La tecnica è stata sviluppata per il recupero di gas e petrolio da giacimenti non in pressione (recupero terziario o EOR - Enhanced Oil Recovery), mediante iniezione da pozzi secondari di anidride carbonica, acqua o composti chimici. Si tratta di processi che avevano senso economico quando la domanda crescente di idrocarburi, combinata con stime conservative sui limiti delle risorse disponibili e tensioni geopolitiche, producevano trend di prezzo crescenti. Oggi la monetizzazione della CO2 catturata, ad esempio attraverso crediti d'imposta e sussidi e gli obiettivi di decarbonizzazione, stanno dando nuova spinta a queste tecnologie.
Quali sono le tecniche di cattura utilizzate?
Tony Alderson: vengono impiegati solventi specifici che assorbono l’anidride carbonica dai flussi di gas degli impianti di produzione di energia e altri impianti industriali. Questo processo può catturare il 90-95 percento o più della CO2 che altrimenti entrerebbe nell'atmosfera. Il solvente carico di anidride carbonica viene poi riscaldato in una colonna di desorbimento, ottenendo un gas di elevata purezza da comprimere per essere inviato al sequestro permanente.
Esistono altre tecnologie in fase di sviluppo. Queste includono sistemi con solventi diversi, l’uso di sostanze assorbenti solide e processi di congelamento della CO2 per separarla dal flusso del gas naturale. Quando queste tecnologie raggiungeranno la maturità commerciale, potrebbero migliorare le prestazioni, ridurre i costi associati alla cattura del carbonio e ampliarne l'applicabilità.
Le tecniche CCS sono applicabili alla cattura dell’anidride carbonica libera in atmosfera?
Tony Alderson - WSP ha collaborato con diversi sviluppatori e li ha assistiti nella selezione delle tecnologie di cattura migliori secondo le specifiche esigenze. Alcune di queste tecnologie potrebbero, con opportune modifiche, essere applicate anche alla cattura diretta della CO2 libera in aria. Si tratta però di una sfida molto complessa, principalmente a causa della concentrazione di CO2 che nell'atmosfera è più di cento volte inferiore rispetto ai flussi industriali.
Le tecniche CCS possono agevolare l’adozione dell’idrogeno?
Tony Alderson: Si. L'idrogeno è una alternativa ai combustibili fossili per generare elettricità e calore applicabile a svariati settori, dai trasporti al riscaldamento domestico, esente da emissioni in fase di esercizio. Secondo come venga effettivamente prodotto (sulla Terra si trova solo legato ad altri elementi), l’idrogeno può essere "verde", cioè generato mediante elettrolisi dell'acqua senza sottoprodotti GHG (se l’elettricità usata è generata da fonti rinnovabili), oppure “blu” se ricavato dal gas naturale. Quest’ultimo è un processo che genera CO2, da catturare e sequestrare con le tecniche CCS per attuare un ciclo realmente “net zero”, aumentando le opzioni per ottenere energia abbondante e pulita.
Kaycee Garrett: Inoltre, mutuando le tecniche di iniezione e stoccaggio proprie del CCS, l’idrogeno può diventare un sistema di accumulo energetico: una quota dell’idrogeno prodotto può essere trasportato e depositato in cavità sotterranee, per essere successivamente recuperato e “bruciato” per generare elettricità quando richiesto, superando così le discontinuità intrinseche ai principali sistemi di produzione di energie rinnovabili.
WSP grazie alla acquisizione di Golder vanta una enorme esperienza nei progetti minerari e di perforazione. I nostri esperti hanno collaborato con una grande compagnia petrolifera nel progetto di un deposito di idrogeno da 1,3 milioni di m3 in caverna, con pozzi di iniezione ed estrazione, nel sud-est del Texas. Wsp ha inoltre recentemente gestito i lavori per la realizzazione del più grande impianto di stoccaggio di idrogeno verde al mondo: due grandi spazi in strutture sotterranee a sale stratificato nello Utah, in grado di immagazzinare fino a 11.000 tonnellate di idrogeno. Significa poter immagazzinare l'equivalente di 150 GWh di energia pulita per caverna: quanto 40.000 megawatt di batterie agli ioni di litio.