Non si tratta più soltanto di individuare dove esista domanda, ma di capire dove sia concretamente possibile sviluppare infrastrutture avanzate, ad alta intensità energetica e con elevati requisiti di capitale. Nel quadro del più ampio pacchetto europeo per la sovranità tecnologica, la Commissione Europea ha presentato, all’inizio di giugno, il piano per rafforzare l’industria europea del cloud e dell’intelligenza artificiale attraverso la proposta di Cloud and AI Development Act (CADA). Il messaggio è chiaro: l’UE intende consolidare la propria sovranità digitale e, allo stesso tempo, colmare la crescente carenza di capacità dei data center. In che modo? Triplicando la capacità entro cinque-sette anni e semplificando le condizioni per lo sviluppo di nuove infrastrutture.
Nel quadro del più ampio pacchetto europeo per la sovranità tecnologica, la Commissione Europea ha presentato, all’inizio di giugno, il piano per rafforzare l’industria europea del cloud e dell’intelligenza artificiale attraverso la proposta di Cloud and AI Development Act (CADA). Il messaggio è chiaro: l’UE intende consolidare la propria sovranità digitale e, allo stesso tempo colmare la crescente carenza di capacità dei data center. In che modo? Triplicando la capacità entro cinque-sette anni e semplificando le condizioni per lo sviluppo di nuove infrastrutture.
Un mercato tra investimenti e vincoli
Alla base di queste ambizioni si trova un mercato in cui la domanda cresce più rapidamente della capacità realizzabile. La European Data Centre Association stima che entro il 2030 verranno investiti circa 100 miliardi di euro nei data center europei, mentre la domanda energetica è destinata ad aumentare di circa il 15% all’anno.
Parallelamente, i dati hanno cessato di essere un tema puramente tecnico per diventare un asset strategico, rafforzando la necessità di archiviare ed elaborare le informazioni all’interno dei confini europei. Di conseguenza, la localizzazione assume un ruolo sempre più centrale: non si tratta solo di garantire capacità, ma anche di mitigare il rischio normativo, controllare i costi operativi nel lungo periodo e creare asset sostenibili e durevoli.
“Il mercato europeo dei data center non è soltanto ampio; è strategico. Gli investimenti resteranno significativi ancora a lungo”, afferma Manuel Perez Sierra, Business Development Director Central Europe di WSP.
Quando i mercati principali raggiungono i propri limiti
I consolidati mercati FLAP-D – Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino – continuano a rappresentare il cuore dell’infrastruttura digitale europea. Tuttavia, non costituiscono più la destinazione automatica per tutta la nuova capacità.
In questi hub, il tasso di disponibilità è estremamente ridotto e gran parte dei progetti in pipeline risulta già assegnata. La capacità disponibile, quindi, non solo è limitata, ma spesso viene prenotata prima ancora di arrivare sul mercato.
La crescente scarsità di terreni con adeguata disponibilità energetica sta determinando un aumento dei costi e del rischio progettuale. Per gli investitori, ciò si traduce in tempi di sviluppo più lunghi, maggiore esposizione ai processi autorizzativi e alle connessioni alla rete elettrica, oltre a valutazioni più complesse sul ritorno degli investimenti nel lungo periodo.
In questo contesto, i nuovi mercati non rappresentano semplici alternative, ma diventano parte integrante delle strategie di gestione del rischio.
Una nuova geografia della crescita
Questa evoluzione sta ridisegnando la mappa europea dei data center. Sulla base di un’analisi del mercato, Manuel Perez Sierra individua due principali livelli di crescita.
Il primo include Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Italia, destinati ad attrarre i maggiori flussi di investimento nei prossimi anni.
Il secondo comprende Polonia, Paesi Bassi, Danimarca e Svizzera, dove si prevede uno sviluppo più contenuto.
I mercati più dinamici condividono caratteristiche comuni: maggiore disponibilità di terreni, accesso strategico all’energia, crescita della domanda e opportunità di sviluppare campus su larga scala o soluzioni regionali. Per gli investitori, questo implica un cambiamento significativo nella logica progettuale rispetto ai tradizionali hub digitali.
“L’attenzione si sta spostando dalla semplice prossimità alle infrastrutture esistenti verso l’individuazione di località in cui energia, terreni, autorizzazioni e resilienza operativa possano integrarsi in modo efficace”, spiega Perez Sierra.