Un ampio background scientifico e politico sostiene la carriera di Daniel Baer nella pianificazione e nel project management, permettendogli di realizzare alcuni dei più importanti mega progetti di riqualificazione urbana del Paese, tra cui lo Yankee Stadium e Hudson Yards a New York City, l’Hudson/Bergen Light Rail nel New Jersey e il Kay Bailey Hutchison Convention Center a Dallas. In questa intervista, Dan condivide ciò che serve per trasformare una visione in un cambiamento concreto per la comunità.
Che cosa è più importante per il successo di un mega progetto di sviluppo urbano?
Connessioni. I grandi progetti ambiziosi ti costringono a riflettere e a comprendere le connessioni sociali, fisiche ed emotive tra lo scopo di un progetto e la sua relazione con le aree circostanti. Un progetto come uno stadio o un’infrastruttura per l’intrattenimento, ad esempio, fa parte di una geografia molto più ampia: la serve e la sostiene, facendo affidamento sulla forza lavoro, sulla rete di trasporti, sui servizi e molto altro. Non riuscire a creare e coltivare connessioni oltre i confini del progetto porta a tensioni future, sfiducia e opportunità mancate.
Come garantire la longevità di uno sviluppo su larga scala, assicurando che risponda ai bisogni a lungo termine della comunità?
Ognuno di questi progetti è diverso e non puoi affrontarli con una filosofia, un protocollo o un processo predefinito. Devi essere flessibile. Quando entro in questi mega progetti, penso sempre a quali siano le esigenze di oggi rispetto a quelle dei prossimi 20 anni. Non ho una sfera di cristallo, ma so che devo garantire una flessibilità tale da poter accogliere bisogni e tecnologie in evoluzione. Avviamo sempre questa conversazione e cerchiamo di creare concetti che consentano un elevato livello di adattabilità. È questo che mantiene tali progetti vitali, attuali e in evoluzione per decenni. Il progetto del Master Plan del Kay Bailey Hutchison Convention Center è un esempio perfetto di uno spazio flessibile, capace di rispondere a un mercato e a esigenze in continuo cambiamento.
Ogni progetto è diverso, ma esistono elementi comuni che proprietari e sviluppatori possono prevedere?
Sì, ce ne sono due. Primo: all’inizio è sempre fondamentale ottenere un consenso attorno a una visione. Con una visione condivisa, possiamo definire obiettivi diversificati per il progetto, per i suoi utenti e anche per coloro che forse non lo utilizzeranno, ma che ne sentiranno l’impatto. Stabilire obiettivi diversificati che definiscano il progetto — dai suoi elementi di trasporto e costruzione alla sostenibilità, alla resilienza e ai bisogni della comunità — amplia la coalizione di supporto al suo sviluppo.
Questo porta al secondo elemento comune: il coinvolgimento. Creare un processo di engagement che metta in relazione più pubblici, nel momento giusto — inclusi rappresentanti eletti, leader d’impresa, leader comunitari e il pubblico — li porta dentro il processo di pianificazione, li mantiene informati e rafforza il sostegno. Non è il mio piano. È il piano del cliente e della comunità. Garantire il coinvolgimento degli stakeholder a ogni passo è fondamentale.
Perché ti entusiasma guidare grandi progetti di riqualificazione nelle città?
Questi progetti rappresentano enormi opportunità di apprendimento, non solo per urbanisti e stakeholder, ma anche per altre città e comunità. Ogni progetto potrebbe diventare il nuovo esempio emblematico di una grande opportunità di sviluppo comunitario. Un esempio è stato Hudson Yards a New York City. Tutti vogliono essere la prossima Hudson Yards, ma ce n’è solo una. Tuttavia, ci sono elementi di quel processo che possono essere applicati con successo ad altri progetti.
Inoltre, è gratificante collaborare con una città e i suoi stakeholder per realizzare un progetto che rifletta ciò che la rende unica: le sue persone, la sua cultura e la sua storia. Scoprire e integrare questi elementi in un master plan è incredibilmente appagante — e lo facciamo ogni volta.