Per inciso, é interessante notare come il vantaggio enfatizzato allora fosse la riduzione dei consumi, come da titoli di riviste specializzate: “La torre pensata per ridurre al massimo i costi energetici”. Oggi lo stesso risultato va presentato come fondamentale contributo verso il net zero o near zero carbon, cioè la potenza che serve all’edificio viene ottenuta da fonti a basso impatto emissivo, senza offset residui nel bilancio del carbonio generato.
Ciò comporta sviluppare l’elettrificazione e l’autoconsumo da fonti rinnovabili, garantendo la conformità alle norme in materia emissiva, preservando il valore dell’investimento nel tempo e consequenzialmente riducendo i costi. Il tutto preventivamente giustificato da analisi e simulazioni di efficienza energetico ambientale e dell’impronta di carbonio nel ciclo di vita dell’edificio.
Decarbonizzazione ante litteram
Ingegnerizzato col supporto di esperti nel campo idrogeologico di WSP Italia – ai tempi Golder, l’impianto di climatizzazione dell’edificio è composto da quattro macchine refrigeranti geotermiche reversibili in pompa di calore alimentate da acqua di falda, in grado di garantire riscaldamento e raffrescamento all’intera torre senza bruciare combustibili fossili.
Le specifiche richieste agli esperti in idrogeologia di WSP per alimentare l’impianto erano proporzionate alle dimensioni dell’edificio: emungimento dalla falda di 245 l/s max, con volume annuo d’acqua prelevabile fino a 1.530.000 m3 (il contenuto di venti piscine). La sostenibilità dello sfruttamento della risorsa idrica sotterranea fu definita grazie all’affinamento del modello concettuale del sito e alle modellazioni dei flussi di falda, per simulare i comportamenti di questa e del sottosuolo a fronte dei prelievi previsti. A valle dell’esito di tali studi, condivisi con il gruppo di progettazione e il Committente e del riscontro positivo degli Enti Pubblici preposti, poterono partire le pratiche autorizzative necessarie.
Gli studi portarono alla progettazione e realizzazione di una rete di nove pozzi di emungimento dell’acquifero superficiale e di altrettanti per la reimmissione dell’acqua, restituita alla falda una volta utilizzata per il trasferimento di calore.
Successivamente fu avviato un piano di monitoraggio volto a controllare negli anni l’andamento di parametri tra i quali la temperatura dell’acqua restituita e il possibile innalzamento del livello della falda indotto dalla reimmissione, da controllare rispetto alla presenza di infrastrutture in sotterraneo. Tale monitoraggio é proseguito come da prescrizioni per tutto il decennio.