ALCUNI FATTORI INFLUENTI NELLA DEFINIZIONE DEGLI INTERVENTI DI DEMOLIZIONE
Possiamo considerare i seguenti aspetti tra quelli maggiormente rilevanti:
- Definizione dei limiti di batteria
- Operazioni propedeutiche (strip out/pulizie, drenaggi/lavaggi, scoibentazioni)
- Modalità di intervento (collassi controllati)
- Gestione dei rifiuti
Vediamoli singolarmente.
Definizione dei limiti di batteria
Il fatto che l’oggetto della demolizione sia riscontrabile da tutti, non risolve la definizione di cosa è incluso e cosa non lo è nell’intervento.
Pare una ovvietà, ma è spesso capitato che l’omissione in una specifica o la mancanza di una precisa indicazione sui confini dell’intervento, è diventato motivo di riserva o di lavoro non completato da parte dell’impresa.
Caso tipico: il "Piano Campagna"
Indicare genericamente di completare la demolizione fino “a piano campagna”, non chiarisce come lasciare i basamenti, i plinti o le parti di impianto che fuoriescono dal piano campagna stesso (inteso come livello naturale del terreno).
In aggiunta, sempre nell’ipotesi di una demolizione che si arresti a piano campagna, la presenza di cunicoli, fosse, vani interrati non determina univocamente come affrontare questi volumi posti sotto la quota del piano preso a riferimento ma che ne fanno parte funzionalmente.
Il piano campagna può anche trovarsi a quote diverse rispetto a differenti orientamenti dello stesso corpo di fabbrica, generando altro motivo di confronto contrattuale.
OPERAZIONI PROPEDEUTICHE: STRIP-OUT, PULIZIE
Il principio di “demolizione selettiva”, al quale si deve tendere per una corretta gestione dei rifiuti, richiede che prima di affrontare la demolizione vera e propria, il corpo di fabbrica/l’impianto sia adeguatamente preparato, attraverso una serie di fondamentali operazioni propedeutiche.
Una delle prime operazioni da eseguire è la rimozione di tutti i materiali sfusi presenti nell’area di impianto e di tutti quei materiali che, a parte essere vere o potenziali criticità di sicurezza sul lavoro e ambientali (che quindi devono essere affrontate e risolte in modo mirato), se non preventivamente separati dai rifiuti prodotti dalla demolizione (tipicamente materiali inerti e rottami), potrebbero compromettere la possibilità di recupero dei medesimi, con conseguenti maggiori oneri di smaltimento.
Caso tipico: la pulizia degli impianti con residui di polveri/ceneri
Nel caso di un impianto, la pulizia dei residui di processo va condotta necessariamente prima della demolizione o, al più, in fase con l’avanzare della demolizione, ma comunque prima che la parte di impianto interessata sia demolita.
Questo concetto è usualmente riconosciuto e preventivamente definito nel caso di residui di processo o di stoccaggio, ma, a volte, non sufficientemente chiarito nel caso di residui polverulenti secondari, quali le ceneri che possono essere presenti nei riscaldatori aria o nelle tramogge di fondo di una caldaia per la produzione di vapore come pure nei filtri a manica o negli elettrofiltri.
In aggiunta agli aspetti contrattuali, merita fare un breve cenno anche sul fatto che una inadeguata operazione di separazione/pulizia potrebbe anche portare a interventi dell’autorità giudiziaria (per capi di imputazione correlati a una non corretta gestione dei rifiuti), coinvolgendo sia l’impresa che il Committente.
OPERAZIONI PROPEDEUTICHE: DRENAGGI/LAVAGGI
Il drenaggio e l’eventuale successivo lavaggio di un impianto dai residui di processo, come già sopra introdotto, è una operazione necessaria e propedeutica alla demolizione del medesimo.
La modalità di gestione dei reflui prodotti dai lavaggi può sicuramente avere impatti economici e ambientali significativi.
Caso tipico: la pulizia di serbatoi o circuiti di impianto contenenti olio combustibile denso (OCD)
La pulizia di serbatoi o tubazioni che hanno contenuto OCD comporta inevitabilmente una significativa produzione di reflui liquidi. Questi, nel caso sussistano le condizioni operative e in condivisione con gli enti di controllo, potrebbero essere convogliati direttamente all’impianto di trattamento acque reflue di stabilimento, non configurandosi una gestione di rifiuti, ma piuttosto una gestione di reflui di processo.
OPERAZIONI PROPEDEUTICHE: SCOIBENTAZIONI
La presenza di coibenti comporta la necessità di una loro rimozione preventivamente alla demolizione del manufatto.
Per le diverse tipologie di MCA incontrabili nelle costruzioni e negli impianti, grazie ad una normativa chiara e di lungo corso, si sono raggiunti degli standard di bonifica equiparabili su tutto il territorio nazionale.
Per quanto riguarda la rimozione delle Fibre Artificiali Vetrose (FAV), invece, si hanno indicazioni normative meno precise.
Merita inoltre, sottolineare che in aggiunta ai requisiti di legge, vi possono essere delle esigenze contingenti che richiedono di eseguire le scoibentazioni di FAV in ambiente confinato (presenza di obiettivi sensibili nelle vicinanze, politiche di maggiore tutela di lavoratori non esposti, politiche di maggiore tutela ambientale).
Tutto ciò per chiarire che nella fase di progettazione si dovranno dare indicazioni precise al fine di evitare che l’Appaltatore possa, una volta firmato il contratto, avanzare ulteriori richieste perché la “sua” analisi di rischio ha portato a utilizzare metodi più onerosi oppure che, viceversa, l’intervento sia eseguito in aria libera quando il Committente si attendeva essere in ambiiente confinato.
Un suggerimento è richiedere l’analisi preventivamente (in modo da valutarla in fase di allineamento delle offerte stesse), oppure definire preventivamente i parametri dell’analisi di rischio da adottare.