I nostri esperti stanno registrando notevoli progressi nella loro ricerca di una soluzione pratica e sostenibile alla sfida posta dai PFAS.
Le sostanze per- e polifluoroalchiliche, comunemente note come PFAS, sono state ampiamente utilizzate per oltre settant’anni in una vasta gamma di prodotti, tra cui schiume antincendio, vernici, cosmetici, abbigliamento tecnico traspirante e pentole antiaderenti. Inizialmente apprezzate per la loro resistenza — dovuta al legame carbonio-fluoro, tra i più forti in natura — queste sostanze si sono guadagnate il soprannome di “sostanze eterne”.
Tuttavia, la crescente comprensione scientifica e le preoccupazioni normative sempre più pressanti stanno evidenziando gli impatti negativi dei PFAS sull’ambiente, sugli esseri viventi e sulla salute umana.
Valérie Lévéillé, PhD, Senior Consultant per il trattamento delle acque presso WSP Canada, insieme al suo team di Montréal, sta lavorando con determinazione per mettere in discussione il concetto di “eternità” associato ai PFAS. Il gruppo è impegnato nello sviluppo di metodi innovativi per scomporre le molecole di PFAS in atomi costitutivi meno dannosi.
La storia di come si è arrivati a questo punto racconta molto del problema PFAS: come si è originato e cosa si può fare per affrontarlo.
Cosa rende i PFAS così difficili da gestire?
Diversi fattori rendono particolarmente complessa la bonifica degli impatti causati dai PFAS:
- Persistenza: molte molecole PFAS sono estremamente stabili e non si degradano facilmente attraverso processi naturali.
- Variabilità chimica: esiste una grande diversità nelle proprietà fisiche e chimiche tra i vari PFAS, e la loro risposta ai trattamenti può variare notevolmente.
- Difficoltà di misurazione: una parte della massa dei PFAS non può essere rilevata come composto singolo, rendendo necessarie analisi alternative per quantificarne la presenza e progettare interventi di bonifica efficaci.
- Normative stringenti: l’urgenza di intervenire deriva da regolamenti severi, che spesso impongono limiti di concentrazione molto bassi, misurati in parti per trilione (ppt).
- Concentrazioni diffuse ma basse: molti siti contaminati presentano concentrazioni ridotte di PFAS, rendendo difficile aggregare le molecole per una degradazione efficace.
Uno degli impieghi più comuni dei PFAS è legato alla forza del legame carbonio-fluoro, che consente ad alcuni tipi di PFAS di resistere a temperature elevate. Questa caratteristica li rende un ingrediente chiave nelle schiume antincendio, fondamentali per domare incendi particolarmente intensi.
L’elettro-ossidazione si dimostra efficace nella distruzione dei PFAS nei liquidi
La tecnologia si avvale di un particolare tipo di elettrodi al diamante drogato con boro (BDD), noti per la loro lunga durata.
Con una durata stimata fino a 25 anni, questi elettrodi consentono di distribuire i costi iniziali lungo un ampio arco temporale di utilizzo.